Ho conosciuto Matt Marvuglio nel 2000 durante le clinics di Umbria Jazz. È stato il mio primo insegnante di flauto jazz e fin dal primo momento la sua presenza, i suoi modi, la sua impronta e il suo metodo hanno avuto un ruolo fondamentale nella mia formazione. Prima di allora ero un autodidatta, e incontrare qualcuno come Matt, che credeva nel mio potenziale e mi incoraggiava costantemente, è stato un momento decisivo per me.

Matt era un grande flautista, e ricordo ancora con stupore il suo flauto in carbonio con chiavi senza molle, dotate di un sofisticato sistema di chiusura magnetico, che esprimeva già la sua attenzione per l’innovazione e la qualità del suono. Con lui ho studiato nel 2000 e nel 2001, e quell’anno, grazie alla sua guida e ai miei progressi, ho vinto con grande sorpresa la borsa di studio per frequentare Berklee a Boston. Matt ha sempre avuto la capacità di aprire possibilità e visioni, insegnandomi non solo tecnica e stile, ma anche il valore della curiosità musicale e della passione.
Ha scritto di me: “I met Kristian at the Umbria Jazz Festival a number of years ago. He was a student in a number of my classes. Kristian has a passion for playing the flute and playing jazz. It was always a joy to work with him. At the end of the program, we awarded him a scholarship to continue his studies. Keep swingin’, Kristian!”
Matt non era solo un flautista eccezionale, ma anche un grande compositore e docente. La sua carriera al Berklee College of Music, iniziata come studente e poi come professore e preside, è durata più di quattro decenni. Fu chair del Woodwind Department e preside della Professional Performance Division, creando programmi innovativi come il Berklee Global Jazz Institute e promuovendo strumenti come banjo, mandolino e steelpan come principali strumenti di studio. La sua dedizione all’insegnamento e alla performance era totale: credeva che l’esperienza performativa fosse al centro dell’apprendimento musicale e si assicurava che i docenti fossero sempre veri musicisti, modelli per gli studenti.

Il suo album Why Cry?, pubblicato nel 1999, è stato una pietra miliare nella mia formazione sentimentale per il flauto jazz. Questo lavoro, registrato nel 1998 presso le South Shore Music Productions a East Bridgewater, Massachusetts, presenta una combinazione di composizioni originali di Marvuglio e reinterpretazioni di classici del jazz. La formazione dell’album includeva:
- Matt Marvuglio – flauto
- Ed Saindon – vibrafono
- Barry Smith – contrabbasso
L’album ha una bellissima coesione sonora ed un incredibile interplay tra i musicisti, in particolare la collaborazione tra Matt e Saindon su brani come Stella by Starlight ha una sintonia musicale straordinaria. La flessibilità e l’espressività del flauto di Matt, unite alla vibrazione calda del vibrafono, hanno creato un’atmosfera unica che ha influenzato profondamente il mio modo di suonare. Why Cry? non solo ha definito il mio approccio tecnico e interpretativo al jazz, ma ha anche arricchito la mia comprensione del jazz come linguaggio espressivo e comunicativo.
Negli anni successivi, come se fosse destino, Matt ha registrato Per Sempre insieme a un altro mio grande mentore, purtroppo scomparso prematuramente, Teo Ciavarella. L’album, realizzato a Bologna durante un tour invernale e pubblicato dall’etichetta Challenge Records nel 2012, vedeva la partecipazione di musicisti straordinari:
- Matt Marvuglio – flauto
- Teo Ciavarella – pianoforte
- Eddie Gómez – contrabbasso
- Marco Pignataro – sassofono tenore e soprano
- Massimo Manzi – batteria
I brani dell’album includono composizioni di ciascun musicista, come Arianna di Teo Ciavarella, Why Cry? di Matt Marvuglio, e diversi pezzi di Eddie Gómez e Marco Pignataro, oltre a reinterpretazioni di standard jazz. La registrazione trasmette una straordinaria intesa tra i musicisti, dove il talento di Matt al flauto si fondeva con l’eleganza pianistica di Teo, creando momenti di grande musicalità e poesia sonora. Questo lavoro resta una testimonianza viva della loro collaborazione e della capacità di Matt di seminare bellezza e creatività ovunque andasse.
Matt era anche una figura di riferimento internazionale: si è esibito e ha tenuto clinics in tutto il mondo, dal National Flute Association alla International Association of Jazz Educators, fino all’International Flute Convention di San Paolo. Ha collaborato con musicisti come Danilo Pérez, John Patitucci, Joanne Brackeen ed Eddie Gómez, e il suo lavoro appare in registrazioni come Providencia di Danilo Pérez, candidato al Grammy nel 2011.
Sarò sempre grato a Matt Marvuglio, che ha seminato tanto nella vita dei flautisti e ha contribuito in maniera straordinaria allo sviluppo del flauto jazz. La sua eredità musicale e didattica continua a vivere in chi, come me, ha avuto la fortuna di imparare da lui. Al di là del musicista e dell’insegnante, ricordo anche l’uomo caloroso e ironico, immerso nella sua famiglia, con la moglie Mia e i figli David e Michael, entrambi musicisti di Berklee, e la sua passione contagiosa per la musica e la vita.


