Avendo la fortuna di essere membro della Recording Academy, ogni anno ho l’occasione di ascoltare centinaia di produzioni jazz da tutto il mondo. E ciò che negli ultimi anni risulta sempre più evidente è una tendenza affascinante: il flauto sta tornando protagonista nel jazz contemporaneo.
Per decenni confinato a ruoli secondari o “di colore”, lo strumento sta riacquistando centralità grazie a una nuova generazione di musicisti che lo utilizzano come voce solista, linguaggio poetico e veicolo timbrico di sperimentazione.
Nei progetti che arrivano ai Grammy, la presenza di flautisti è in costante crescita: dai lavori ibridi di Shabaka Hutchings, che ha abbandonato il sax per dedicarsi interamente alla famiglia dei flauti, al raffinato lirismo di Elena Pinderhughes fino ai crossover elettronici di Tenderlonious.
Ma anche in Italia, negli ultimi quindici anni, si è formata una scena flautistica jazz vivace, creativa e sempre più consapevole del proprio ruolo.
Il flauto jazz in Italia dal 2010 a oggi
In Italia la rinascita del flauto nel jazz riflette una tendenza più ampia: una generazione di musicisti che non teme la contaminazione, unendo jazz, world music ed elettronica.
Dopo decenni in cui il flauto era considerato uno strumento “ornamentale”, alcuni flautisti italiani hanno iniziato a ridefinirne il linguaggio, posizionandolo al centro dell’improvvisazione e della ricerca timbrica.
Michele Gori
Tra i più noti flautisti jazz italiani, Michele Gori ha costruito una carriera interamente dedicata all’esplorazione sonora dello strumento.
Nel suo progetto Just Flutes Solo Project (dal 2011) e negli album Flute Factor e Flute Stories utilizza l’intera famiglia dei flauti — dal piccolo al basso — insieme a loop ed elettronica, creando architetture timbriche di grande impatto.
Didatta e ricercatore, Gori è tra i pochi a portare il flauto jazz nei conservatori europei, contribuendo alla formazione di nuove generazioni di improvvisatori.
Nicola Rizzo
Diplomato in flauto classico, poi in jazz, Nicola Rizzo rappresenta un ponte tra il rigore tecnico e la libertà improvvisativa.
Il suo Jazz Flute Daily Workout Vol. 1 è tra i pochi metodi italiani dedicati specificamente al linguaggio jazz del flauto.
Il suo quartetto e gli album come Flute Sketches rivelano un gusto melodico raffinato, dove l’improvvisazione è sorretta da un controllo timbrico di matrice classica.
Milena Jančurić
Nata a Novi Sad ma di adozione europea, Milena Jančurić ha trovato in Italia (con l’etichetta A.MA Edizioni di Bari) un terreno fertile per il suo jazz raffinato e narrativo.
Il disco Shapes and Stories (2021) è stato accolto con entusiasmo dalla critica internazionale per il suo equilibrio tra lirismo e modernità.
Con il suo suono fluido e contemporaneo, Jančurić rappresenta la voce più internazionale tra i flautisti legati all’Italia.
In sintesi: negli ultimi quindici anni il flauto jazz italiano ha smesso di essere “di passaggio” per diventare linguaggio identitario. Tecnica, elettronica e improvvisazione convivono, restituendo una visione matura e indipendente dello strumento.
Il flauto nel jazz internazionale: nuove voci e tendenze
All’estero la trasformazione è altrettanto evidente — e spesso anticipata.
La nuova generazione di flautisti internazionali non si limita a interpretare standard, ma ridefinisce il ruolo dello strumento dentro il jazz contemporaneo, integrandolo con world music, hip-hop, elettronica e improvvisazione libera.
Elena Pinderhughes (USA)
Nata nel 1995 a Berkeley, è considerata una delle più brillanti flautiste jazz della sua generazione.
Ha collaborato con Herbie Hancock, Esperanza Spalding e Vijay Iyer, e il Guardian l’ha definita “the most exciting jazz flautist to have emerged in years”.
Il suo suono caldo e lirico, capace di muoversi tra jazz, R&B e soul contemporaneo, ha reso il flauto di nuovo strumento leader nei contesti americani più innovativi.
Tenderlonious (Regno Unito)
Produttore, flautista e visionario, Tenderlonious è una figura chiave della nuova scena londinese.
Il suo album On Flute (2016) unisce jazz, broken beat e house, aprendo la strada a un’inedita connessione tra improvvisazione e culture elettroniche urbane.
Rappresenta l’anima “ibrida” del flauto moderno: groove, libertà e tecnologia al servizio di un linguaggio globale.
Shabaka Hutchings (Regno Unito)
Dopo aver rivoluzionato il jazz inglese con progetti come Sons of Kemet e The Comet Is Coming, Hutchings ha recentemente abbandonato il sax per dedicarsi ai flauti etnici.
Nel suo album Perceive Its Beauty, Acknowledge Its Grace (2024) — recensito dal Financial Times e da Pitchfork — esplora il flauto come strumento spirituale e primordiale, tra jazz, minimalismo e meditazione sonora.
La scelta di un artista di tale caratura segna una svolta simbolica: il flauto non è più “alternativo”, ma strumento cardine della nuova estetica jazz mondiale.


